p 44 .

Paragrafo 7 . Gli atomisti.

Infinitamente grande e infinitamente piccolo.
     
Dopo aver pensato l'infinitamente grande (l'Essere) i Greci "osano"
pensare  l'infinitamente  piccolo; dopo  aver  negato  la  materia,
cercano di scoprirne la struttura e i segreti.
     L'avventura del pensiero oltre i limiti dei sensi  prende  una
strada  che  sembra  non  avere  pi  limiti:  pensare  l'infinito,
l'illimitato.  Questa strada - come ha dimostrato Anassagora  -  si
pu percorrere in due diverse direzioni: da un lato verso il numero
grandissimo, infinito, dei semi di tutte le cose; dall'altro  verso
le  dimensioni  piccolissime, infinitamente  piccole,  dei  singoli
semi.
     Percorrendo  la  strada  verso  l'infinitamente   piccolo   si
incontra  l'obiezione di Aristotele e, ancora prima,  quella  degli
atomisti: se le particelle originarie della materia sono il  limite
di  un  processo infinito di divisione, quel limite  diventa  zero,
cio  niente;  il processo di divisione della materia  deve  quindi
necessariamente   arrestarsi   in  presenza   di   una   particella
piccolissima, ma non ulteriormente divisibile: l'atomo.
     
Democrito.
     
Discepolo  di  Leucippo(103),  Democrito  approfondisce  la  teoria
dell'atomismo elaborata dal maestro.

Il Tutto  pieno e vuoto.
     
Parmenide  e  la  scuola  di  Elea  avevano  fornito  una  puntuale
definizione   dell'Essere  come  ingenerato,  eterno,   immutabile;
Leucippo e Democrito condividono questa concezione dell'Essere, ma,
anche   alla   luce  dell'elaborazione  teorica  di   Empedocle   e
Anassagora, non possono accettarne l'unicit.
     Empedocle  e  Anassagora,  che  si  pongono  il  problema   di
affermare  la  molteplicit  dell'essere,  sembrano  non   cogliere
l'elemento essenziale che costringe
     
     p 45 .
     
     gli  eleati a negare la realt del molteplice: l'impossibilit
logica dell'esistenza del vuoto. Il vuoto in quanto non-essere  non
pu esistere.
     Cos   i   primi   pluralisti  mantengono  il  loro   discorso
all'interno   della   logica   di   Parmenide   quando    affermano
l'impossibilit del vuoto e, al tempo stesso, la negano  sostenendo
l'esistenza del molteplice.
     Leucippo   e  Democrito,  invece,  operano  una  rottura   nei
confronti dell'eleatismo ben pi radicale di quella di Empedocle  e
Anassagora.
     Accanto all'essere, che, per gli atomisti come per gli eleati,
  assolutamente  compatto  e impenetrabile  (al  suo  interno  non
possono  esserci  spazi  vuoti),  Leucippo  e  Democrito  ammettono
l'esistenza del vuoto, che, proprio in quanto mancanza di essere, 
occupabile dall'essere.
     E'  cos  possibile  costruire  un  modello  di  universo  che
corrisponda  alle esigenze della logica e a quelle del  buon  senso
comune.
     L'essere  eterno e immutabile ha uno spazio per  muoversi  (il
vuoto);  il mondo del divenire, del movimento, del molteplice,  non
risulta  pi  una  "illusione",  ma    una  manifestazione   reale
dell'essere, di una sostanza eterna in movimento.(104)
     
Gli atomi.
     
"Quelli  che  hanno abbandonato la divisione all'infinito,  per  la
ragione che noi non possiamo dividere all'infinito e assicurare per
questa via la continuazione indefinita della divisione, dicono  che
i  corpi sono costituiti da elementi indivisibili e si decompongono
poi in questi indivisibili"(105).
     Zenone,  con  i suoi paradossi, ha mostrato l'assurdit  delle
divisibilit all'infinito.
     Anassagora,  invece,  presuppone la divisibilit  all'infinito
per  spiegare  i  semi delle cose; ma secondo tale  concezione  gli
elementi  che  costituiscono  i corpi perdono  il  carattere  della
corporeit.
     Entrambi  questi filosofi non tengono conto di una distinzione
fondamentale  intuita  invece  dagli atomisti:  la  differenza  tra
divisibilit fisica e divisibilit matematica.
     Gli  atomi  di  Leucippo e Democrito sono piccolissimi  "corpi
primi",  privi  di  parti  e inalterabili, costituiti  tutti  dalla
medesima   e  unica  sostanza,  infiniti  di  numero,  in  continuo
movimento nel vuoto infinito. Grazie a questo continuo movimento si
incontrano fra loro: alcuni rimbalzano l'uno contro l'altro,  altri
si  aggregano  fra  loro. Da questa aggregazione  hanno  origine  i
diversi corpi.(106)

I corpi, il caso, la necessit.
     
Gli  atomi  -  come  abbiamo detto - sono  costituiti  da  un'unica
sostanza,  ma  possono avere grandezze e forme diverse  e  assumere
diverse  posizioni.  Dalla grandezza e dalla forma  degli  atomi  e
dalla loro posizione negli aggregati derivano la forma e le qualit
dei vari corpi.
     
     p 46 .
     
     Dall'unione degli atomi di maggiori dimensioni hanno origine i
corpi  pi pesanti in cui prevale l'elemento terra; dall'ammassarsi
di  atomi pi piccoli derivano l'acqua e l'aria; quelli pi piccoli
di tutti sono gli elementi costitutivi del fuoco.
     Le  aggregazioni  sono la conseguenza del  continuo  movimento
degli  atomi e non hanno altra causa al di fuori di quel movimento.
Questo  ha  fatto  dire  ad Aristotele che, secondo  Democrito,  la
nascita  degli  infiniti corpi nell'infinito universo  avviene  per
caso.(107)  Democrito  non  si  pone  il  problema  se  all'origine
dell'universo  sia  individuabile una progettualit  razionale,  un
Nos  o  un  Lgos  ordinatore,(108)  ma  piuttosto  insiste  sulle
infinite possibilit che gli atomi infiniti hanno di aggregarsi tra
loro:  quindi,  nel costituirsi e nel disgregarsi dei  corpi,  egli
vede  agire  una  non  necessit.(109) Quando,  invece,  indaga  il
comportamento  dei corpi, Democrito sostiene che esso  obbedisce  a
regole  ineludibili,  governato dalla necessit, da leggi di  tipo
meccanico.  Per  questo  si  pu  parlare  di  meccanicismo  e   di
determinismo di Democrito.
     
Sensi e intelletto.
     
Per  Democrito,  come  per Anassagora, la conoscenza  attraverso  i
sensi, che egli chiama oscura, non pu attingere a tutta la verit:
ai  cinque  sensi  preclusa la conoscenza di oggetti  inferiori  a
certe  dimensioni. Per questi oggetti piccolissimi deve  subentrare
l'intelletto  e  quella  che Democrito chiama  conoscenza  genuina,
basata  su  un  "organo  pi  fine"  dei  sensi,  "appropriato   al
pensare".(110)
     La sostanza eterna e immutabile, identificabile con gli atomi,
  conoscibile  - come per gli eleati - mediante il pensiero  ed  
quindi  reale; ma anche il mondo del divenire, di cui la conoscenza
sensibile ci fornisce una opinione,  reale, non  una illusione.
     A  giudicare  dalla  quantit di  testimonianze  che  ci  sono
rimaste  della  teoria  di  Democrito  sulla  sensazione,  dobbiamo
pensare  che egli vi abbia attribuito grande importanza e  dedicato
ampio spazio nelle sue opere.
     
Qualit oggettive e qualit soggettive.
     
Le  qualit dei corpi che noi percepiamo attraverso i sensi (ovvero
il  colore,  il sapore, eccetera) non sono oggettive, cio  proprie
dell'oggetto,   bens   il  risultato  di   una   azione   compiuta
dall'oggetto  sul soggetto, che da questa azione viene  modificato;
si tratta cio di qualit soggettive.
     
     p 47 .
     
     Le  qualit oggettive sono le qualit primarie di un ente,  le
qualit che lo rendono diverso da un altro: cio sono quelle  degli
atomi  che lo costituiscono (grandezza, forma, posizione); le altre
differenze  che percepiamo attraverso i sensi (qualit  soggettive,
secondarie)  sono  l'effetto dell'azione  degli  atomi  sui  nostri
sensi. Ciascun corpo, infatti, emana come un effluvio di atomi  che
colpiscono e modificano i nostri organi di senso.
     
Scienza ed etica.
     
L'atomismo  di  Leucippo e Democrito si fonda su alcune  intuizioni
che,   bandite   per  secoli  dal  sapere  aristotelico   a   causa
dell'avversione  ai concetti di vuoto e infinito,  saranno  riprese
dalla  scienza  moderna:  la distinzione fra  grandezze  di  ordine
matematico   e   grandezze   di  ordine   fisico;   la   concezione
meccanicistica dell'universo; la separazione fra "qualit primarie"
e "qualit secondarie".
     Ma, accanto alla dovizia di indagini di tipo scientifico, deve
essere  ricordato il grande interesse di Democrito per  i  problemi
morali.  La  conoscenza  intellettuale e la  perfezione  dell'animo
consentono  all'uomo  di  acquisire anche  la  felicit,  che  "non
consiste negli armenti e neppure nell'oro"(111).
     La  virt  e  la  felicit presuppongono,  per  Democrito,  il
rifiuto delle superstizioni e delle paure che ne derivano: l'azione
dell'uomo deve essere guidata dalla ragione, quella stessa  ragione
che  in grado di mostrarci la realt degli atomi.
     In  una delle sue massime Democrito afferma: "Astieniti  dalle
colpe  non per paura ma perch si deve"(112). In poche parole  egli
cos  sintetizza  il rifiuto di ogni comportamento  determinato  da
fattori  esterni, sostenendo una consapevole e autonoma scelta  del
bene:  non  la  paura di castighi e punizioni, non la  lusinga  dei
premi  o il terrore della vendetta divina devono guidare il  nostro
agire, ma la nostra volont di fare il bene.(113)
     Liberato  dalla  paura e guidato dalla ragione,  l'uomo  potr
sottrarsi   anche  alle  passioni  smodate,  che  sono   causa   di
infelicit, e, padrone di se stesso, sar in grado di ricercare  il
piacere nella cultura e nella moderazione.
     "Gli  uomini invocano la salute dagli di con le preghiere,  e
non  sanno  che essa  in loro potere; ma siccome per  intemperanza
operano  contro di essa, sono essi stessi che tradiscono la propria
salute a causa delle passioni"(114).

